Parametri più restrittivi per il riconoscimento del diritto al mantenimento: nuova pronuncia della Corte di Cassazione
Studio2ps_Nuova pronuncia della Corte di Cassazione: parametri più restrittivi per il riconoscimento del diritto al mantenimento
Categoria: 
Legale

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 11870/2015 (cfr. testo integrale) ha confermato l'irrigidimento dei parametri di assegnazione dell’assegno di mantenimento a favore dell’ex coniuge, sottolineando che nella liquidazione dell’assegno spettante all’ex coniuge “occorre far riferimento non soltanto ai redditi e alle sostanze del richiedente, ma anche a quelli del soggetto obbligato”.

Con sentenza del 30.12.2009, successivamente confermata in appello, il Tribunale di Bari, nel dichiarare la cessazione degli effetti civili del matrimonio tra i coniugi, aveva respinto la domanda di assegno di mantenimento avanzata dalla moglie.

La ricorrente dichiarava sosteneva che il suo ex marito, al solo scopo di venir meno agli obblighi di mantenimento, si era collocato fittiziamente in uno stato di disoccupazione mentre, invece, continuava a svolgere attività lavorativa giovando così di un maggiore beneficio economico. Diversamente, la ricorrente, la quale aveva sempre svolto mansioni di casalinga durante il rapporto matrimoniale, lamentava - priva com'era di altre fonti di sostentamento - le sopravvenute difficoltà economiche a seguito del divorzio, invocando il mantenimento dello stesso tenore di vita tenuto in costanza di matrimonio.

La Suprema Corte di Cassazione, nel pronunciarsi, evidenzia che la Corte d’Appello ha correttamente ritenuto non provata la presenza di una condizione economica deteriore a carico della donna in relazione al tenore di vita avuto in costanza di matrimonio. I giudici di secondo grado, secondo la Corte di Cassazione, hanno giustamente affermato che la donna era dotata di capacità lavorativa. La Corte di Cassazione, ribadendo un noto principio, ha evidenziato che “per poter valutare la misura in cui il venir meno dell’unità familiare ha inciso sulla posizione del richiedente è necessario porre a confronto le rispettive potenzialità economiche, intese non solo come disponibilità attuali di beni ed introiti, ma anche come attitudini a procurarsene in grado ulteriore”.

Nel caso di specie, il resistente ha documentato il suo licenziamento e le sue difficoltà economiche, laddove al contrario la ricorrente non ha dimostrato la propria non idoneità ed impossibilità a svolgere attività lavorativa; si è ritenuto, pertanto, che una donna giovane in grado di lavorare e, quindi, di reperire con la propria attività quel reddito necessario a mantenere lo stesso tenore di vita di cui godeva durante il matrimonio, non abbia diritto ad alcun mantenimento quando le condizioni economiche del ex marito risultino notevolmente deteriorate.  
Per quel che concerne poi il fatto che la Corte d’Appello avrebbe omesso di condurre indagini tramite la polizia tributaria, in deroga al principio dell’onere della prova, la Cassazione ritiene infondata la censura evidenziando che il giudice del merito, ove ritenga raggiunta in altro modo e comunque la prova dell’insussistenza dei presupposti per il riconoscimento dell’assegno di divorzio, può rigettare l’istanza senza aver prima disposto accertamenti attraverso la polizia tributaria, che non possono avere una semplice valenza di natura esplorativa.