Ordinanza del Tribunale di Roma dell'11 novembre 2014: la causa di scioglimento delle associazioni non riconosciute può essere accertata solo all'esito di un giudizio ordinario di cognizione
Ordinanza del Tribunale di Roma dell'11 novembre 2014: la causa di scioglimento delle associazioni non riconosciute può essere a
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Civile

Con una recentissima ordinanza, pronunciata dal Tribunale di Roma in data 7 novembre 2014 e pubblicata in data 11 novembre 2014 nell'ambito di un procedimento di volontaria giurisdizione (in cui lo studio Palmerini Parlati Sena & Partners ha prestato il proprio patrocinio in favore dei soggetti che si opponevano allo scioglimento di una associazione non riconosciuta di carattere spirituale e religioso), il Giudice di merito ha fornito un puntuale e dettagliato chiarimento circa l'impossibilità normativa di procedere allo scioglimento delle associazioni non riconosciute se non mediante un procedimento di cognizione ordinaria.
Secondo il Tribunale, "pur dovendosi convenire con l'affermazione del potere attribuito dalla normativa vigente al Presidente (o al Tribunale) di valutare incidenter tantum, in sede di volontaria giurisdizione, la sussistenza di una causa di scioglimento dell'ente nei casi in cui tale procedimento sia espressamente previsto (artt. 2275 e 2487 c.c. per le società e artt. 30 c.c. e 11 disp.att. c.c. per le associazioni riconosciute), non può dubitarsi che nessuna norma prevede il ricorso a detto procedimento per il caso di scioglimento delle associazioni non riconosciute e, di conseguenza, per esse, lo stesso potere di valutazione non è direttamente attribuito dalla legge all'autorità giudiziaria, né sembra potersi far discendere dall'interpretazione analogica dell'art. 11 disp.att. c.c., in considerazione delle profonde differenze esistenti tra i due tipi di enti che non consentono di individuare una eadem ratio che consenta di trattare in modo uniforme il loro scioglimento".
Prosegue il Tribunale di Roma precisando che "in effetti, il rilievo pubblico che il legislatore del '42 attribuiva al fenomeno della personalità giuridica si riflette in modo determinante nella disciplina prevista per lo scioglimento delle associazioni riconosciute [...] che appare incentrata sul ruolo dell'autorità governativa che esercita il controllo e sul sistema di pubblicità degli atti del procedimento nel registro pubblico delle persone giuridiche: rilievo pubblico e conseguente regime di pubblicità che, invece, non sono ravvisabili in materia di associazioni non riconosciute".
Pertanto, "in conformità con l'orientamento più rigoroso cui si è fatto cenno, anche di recente ribadito dalla Corte (cfr. Cassazione Civile n. 57389/2009), si deve ritenere che non possano applicarsi analogicamente alle associazioni non riconosciute le norme dettate per lo scioglimento delle associazioni riconosciute, con la conseguenza che le prime possono procedere alle attività di liquidazione tramite gli stessi rappresentanti legali, eventualmente in regime di proroga dei loro poteri, in carica alla data dello scioglimento - la cui causa può essere accertata solo all'esito di un ordinario giudizio di cognizione - e che in ogni caso [...] tale compatibilità non sarebbe mai ravvisabile nei casi, come quello in esame, in cui lo scioglimento non sia stato negozialmente convenuto dagli associati o sia comunque tra loro controverso".